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Solo il documento originale in inglese puo essere considerato ufficiale: http://www.w3.org/TR/2004/REC-webont-req-20040210/

W3C

Linguaggio Ontologico del Web (OWL)
Casi d’Uso e Requisiti

Raccomandazione W3C 10 Febbraio 2004

Questa versione (in inglese):
http://www.w3.org/TR/2004/REC-webont-req-20040210/
Versione precedente (in inglese):
http://www.w3.org/TR/2003/PR-webont-req-20031215/
Curatore:
Jeff Heflin (Lehigh University) heflin@cse.lehigh.edu

Si prega di far riferimento agli errori noti di questo documento, i quali potrebbero includere alcune correzioni normative.

Vedere anche le traduzioni.


Riassunto

Questo documento specifica scenari d’uso, scopi e requisiti per un linguaggio ontologico del web. Un’ontologia definisce formalmente un set comune di termini che si usano per descrivere e rappresentare un dominio. Le ontologie possono essere usate da strumenti automatizzati per motorizzare servizi avanzati come ricerche web più accurate, agenti software intelligenti e knowledge management.

Stato di questo documento

Questo documento è stato rivisto dai Membri del W3C e da altre parti interessate ed è stato approvato dal Direttore come una Raccomandazione W3C. L'obiettivo del W3C nel fare le Raccomandazioni è quello di richiamare l'attenzione alle specifiche e di promuovere la loro più ampia diffusione. Questo aumenta la funzionalità e l'interoperabilità del Web.

Questo documento è una delle sei parti della Raccomandazione W3C per OWL, il Linguaggio Ontologico del Web. È stata sviluppato dal Web Ontology Working Group come parte della W3C Semantic Web Activity (Activity Statement, Group Charter) per essere pubblicato il 10 Febbraio 2004.

Il progetto di OWL delle versioni precedenti di questi documenti è stato ampiamente rivisto e soddisfa i requisiti tecnici del Working Group. Il Working Group ha esaminato tutti i commenti ricevuti, facendo i cambiamenti necessari. I cambiamenti a questo documento a partire dalla versione Raccomandazione Proposta si descrivono minutamente nel change log.

Per qualsiasi commento rivolgersi a public-webont-comments@w3.org (archive) e per la discussione generale sulla tecnologia correlata rivolgersi a www-rdf-logic@w3.org (archive).

È disponibile un elenco di implementazioni.

Il W3C mantiene un elenco di qualsiasi divulgazione di brevetto attinente a questo lavoro.

Questa sezione descrive lo stato di questo documento al momento della sua pubblicazione. Altri documenti possono sostituire questo documento. Un elenco delle pubblicazioni attuali del W3C e l’ultima revisione di questo rapporto tecnico si trova nell’ indice di rapporti tecnici del W3C presso http://www.w3.org/TR/.

Contenuti



1 Introduzione

La Semantica Web è una visione del futuro della rete nella quale si fornisce all’informazione un significato esplicito, facendo il processamento più semplice alle macchine e l’integrazione dell’informazione disponibile nella rete. La Semantica Web ha come fondamenta l’abilità di XML per definire schemi di etichettamento personalizzato [XML] e l’approccio flessibile del RDF alla rappresentazione di dati [RDF Concepts]. Il seguente requisito di una Semantica Web è un linguaggio ontologico del web che possa descrivere formalmente la semantica delle classi e delle proprietà usate nei documenti web. Affinché i computer possano effettuare lavori di ragionamento utili in questi documenti, il linguaggio deve eccellere la semantica basica dello Schema RDF [RDF Vocabulary].

Questo documento è una parte della specificazione dell’OWL, il linguaggio ontologico del web. La sezione Mappa del documento del documento Panoramica OWL descrive tutti gli altri documenti. Questo documento enumera i requisiti di un linguaggio ontologico del web, secondo l’opinione dei partecipanti del working group. In ogni modo, è da sperare che futuri linguaggi possano estendere l’OWL, aggiungendo, fra altre cose, maggiori capacità logiche e l’abilità di stabilire fiducia nella Semantica Web.

Giustifichiamo la necessità di un linguaggio ontologico del web con la descrizione di sei casi d’uso. Alcuni di questi casi si basano su sforzi attualmente in preparazione negli ambiti industriale e accademico, altri sono possibilità a termine più lungo. I casi d’uso sono seguiti dagli scopi del progetto che descrivono obiettivi d’alto livello e linee guida per lo sviluppo del linguaggio. Questi scopi del progetto saranno considerati quando si valutino le caratteristiche proposte. La sezione di Requisiti presenta un set di caratteristiche che il linguaggio deve compiere e fornisce i motivi. La sezione Obiettivi contiene un elenco di caratteristiche che potrebbero essere utili in molti casi d’uso, però il working group potrebbe non svilupparle.

Il Web Ontology Working Group charter contempla come compito del group la produzione di queste semantiche più espressive e la specificazione di meccanismi attraverso i quali il linguaggio possa provvedere "rapporti più complessi tra entità, includendo: mezzi di limitare le proprietà delle classi rispetto al numero e il tipo, mezzi che permettano inferire che gli item con molte proprietà sono membri di una classe particolare, un modello ben definito d’eredità di proprietà, e altre estensioni semantiche similari ai linguaggi base." La specificazione circostanziata del linguaggio ontologico del web prenderà in considerazione:

1.1 Che cosa è un’ontologia?

Un’ontologia definisce i termini usati per descrivere e rappresentare un’area di conoscenza. Le ontologie sono usate da persone, database e applicazioni che abbiano bisogno di condividere informazione di dominio (un dominio è, precisamente, un’area tematica specifica o area di conoscenza, come la medicina, produzione d’attrezzi, beni immobili, riparazione d’automobili, management finanziario, etc.). Le ontologie includono definizioni, usabili nell’ambito informatico, di concetti basici del dominio e i rapporti tra loro (qui e in tutto questo documento, il termine definizione non si usa nel senso tecnico della logica). Codificano le conoscenze in un dominio e anche le conoscenze che misurano il dominio. In questo senso, permettono la riutilizzazione di queste conoscenze.

Il termine ontologia è stato usato per descrivere dispositivi con strutture di diversi gradi, da semplici tassonomie (come la gerarchia di Yahoo) a schemi di metadata (come il Dublin Core) e teorie logiche. La Semantica Web ha bisogno d’ontologie con un grado significativo di struttura. Perciò deve specificare descrizioni per le seguenti classi di concetti:

Le ontologie di solito sono espresse in un linguaggio di base logica, per permettere effettuare distinzioni circostanziate, accurate, coerenti, solide e significative tra le classi, proprietà e rapporti. Alcuni strumenti di un’ontologia possono realizzare ragionamenti automatizzati usando le ontologie, e così provvedere servizi avanzati ad applicazioni intelligenti come: ricerca e ricupero concettuale/semantico, software agent, supporto di decisioni,comprensione di discorso e linguaggio naturale, maneggio di conoscenze, database intelligenti e commercio elettronico.

Le ontologie hanno un ruolo prominente nella Semantica Web emergente come una maniera di rappresentare la semantica dei documenti e di permettere che le semantiche possano essere usate da applicazioni web e agenti intelligenti. Le ontologie possono essere molto utili per una comunità che voglia strutturare e definire i significati dei termini metadata che si stiano raccogliendo e standardizzando. Con l’uso delle ontologie, le applicazioni del domani potranno essere "intelligenti", nel senso che potranno lavorare più accuratamente nel livello concettuale umano.

Le ontologie sono importantissime per applicazioni che abbiano come scopo la ricerca o l’incorporazione d’informazione da diverse comunità. Sebbene gli Schemi XML DTD e XML possano scambiare dati tra parti che si siano messi d’accordo sulle definizioni in anticipo, la loro mancanza di semantiche impedisce che le macchine compiano affidabilmente questo compito con nuovi vocabolari XML. Lo stesso termine può essere usato con (a volte sottili) significati diversi in contesti diversi, e i termini diversi possono essere usati per item che abbiano lo stesso significato. Gli Schemi RDF e RDF hanno avuto un approccio a questo problema permettendo l’associazione di semantiche semplici con identificatori. Con lo Schema RDF, si possono definire classi con molteplici sottoclassi e superclassi, e definire proprietà, che possono avere sottoproprietà, domini ed estensioni. In questo senso, lo Schema RDF è un linguaggio d’ontologia semplice. Comunque, vi è bisogno di semantiche più ricche per raggiungere interoperabilità tra schemi numerosi, sviluppati autonomamente e gestiti. Ad esempio, lo Schema RDF non può specificare che le classi Persone e Automobili sono disgiunte, oppure che un quartetto d’archi ha esattamente quattro musicisti come membri.

Uno degli scopi di questo documento è quello di specificare quali cose siano necessarie in un linguaggio ontologico del web. Questi requisiti avranno come causa casi d’uso potenziali e obiettivi generali del progetto che tengano conto delle difficoltà che si trovano all’applicare la nozione standard d’ontologia all’ambiente unico del Web.

2 Casi d’uso

Le ontologie si possono usare per migliorare applicazioni già esistenti basate nel web e anche possono permettere nuovi usi del Web. In questa sezione si descrivono sei casi d’uso rappresentativi delle ontologie web. Si deve tenere in conto che quest’elenco non è esauriente, ma una selezione di casi d’uso interessanti. Questi casi d’uso servono come orientamento nella selezione dei requisiti del linguaggio OWL (vedere Sezione 4). I requisiti sono stati scelti d’accordo agli aspetti dei casi d’uso che il working group ha considerato come più importanti, secondo lo scopo dello statuto OWL e altre restrizioni di disegno. Perciò, non si deve assumere che OWL supporterà direttamente ogni aspetto dei casi d’uso.

2.1 Portali Web

Un portale web è un sito web che fornisce contenuto informativo di un tema comune, ad esempio una città specifica o un dominio d’interesse. Un portale web permette alle persone interessate nel tema ricevere notizie, trovare altre persone e parlare con loro, costruire una comunità e trovare link che facciano collegamento con altre risorse web d’interesse comune.

Un portale che è di successo deve essere un luogo d’inizio per localizzare contenuto d’interesse. Di solito, questo contenuto è presentato da membri della comunità, che spesso lo schedano in subtemi. Altri mezzi di raccogliere contenuti s’affidano ai fornitori di contenuto, che lo etichettano con informazione che si può usare nella classificazione, frequentemente con semplici metatag che identificano il tema del contenuto, ecc.

In ogni caso, un indice semplice delle aree considerate non sempre provvede alla comunità l’abilità sufficiente per cercare il contenuto desiderato dai suoi membri. I portali web possono definire un’ontologia per la comunità che permetta una classificazione più intelligente. Quest’ontologia può fornire una terminologia che descriva contenuti e assiomi che definiscano i termini usando altri termini dell’ontologia. Ad esempio, un’ontologia potrebbe includere terminologia come “Giornale", "pubblicazione", "persona" e "autore". Quest’ontologia può includere definizioni che dichiarino, ad esempio, "tutti i giornali sono pubblicazioni" oppure "gli autori di tutte le pubblicazioni sono persone". Quando queste definizioni si combinano con fatti permettono inferire altri fatti che sono necessariamente veri. Queste inferenze possono, a turno, permettere agli utenti trovare risultati dal portale che sono impossibili di ottenere da sistemi convenzionali di ricerca. Con questa tecnica i fornitori di contenuto usano il linguaggio ontologico del web per catturare rapporti ontologici d’alta qualità, e uno degli obiettivi dell’OWL è quello di abilitare contenuti di metadata sufficientemente ricchi e utili per causare lo sforzo necessario. Un’altra sfida è quella di minimizzare questo sforzo, giacché un linguaggio ontologico avrà probabilmente un più grande impatto se può facilitare la cattura di metadata come una parte non intrusiva di qualsiasi processo di creazione d’informazione.

OntoWeb è un esempio di portale basato in un’ontologia. Questo portale giova la ricerca ontologica della comunità accademica ed industriale interessata. Un altro esempio di portale che usa tecnologie di Semantica Web e potrebbe trarre profitto di un linguaggio ontologico è The Open Directory Project; un vasto e comprensivo direttorio del Web redatto con mezzi umani. È stato costruito ed è mantenuto da una vasta comunità globale d’editori volontari. Il RDF della database del Open Directory è disponibile per scaricare.

2.2 Collezioni Multimedia

Le ontologie si possono usare per fornire annotazioni semantiche per collezioni d’immagini, audio o altri oggetti non testuali. È più difficile per le macchine estrarre una semantica significativa dei multimedia che estrarre una semantica di un testo in linguaggio naturale. Così, questi tipi di risorse sono tipicamente indicizzati in sottotitoli o metatag. Comunque, siccome differenti persone potrebbero descrivere questi oggetti non testuali in diverse forme, è importante che le facilità di ricerca eccellano la semplice congiunzione di parole chiave. In forma ideale, le ontologie potrebbero catturare conoscenze addizionali sul dominio che permetterebbero una migliore ricerca delle immagini.

Le ontologie multimedia possono essere di due tipi: media-specific e content-specific. Le ontologie media-specific possono avere tassonomie di diversi media type e descrivere proprietà di diversi media. Ad esempio, il video può includere proprietà che identifichino la durata del clip e degli intervalli. Le ontologie content-specific possono descrivere il tema della risorsa, come i partecipanti e l’installazione. Siccome queste ontologie non sono specifiche dei media, possono essere riusate da altri documenti che abbiano lo stesso dominio. Questa possibilità di riuso aumenterebbe la ricerca che consista semplicemente in ricavare informazione su un tema in particolare, nonostante il formato della risorsa. Le ricerche in cui il media type sia importante possono combinare ontologie media-specific e content-specific.

Prendiamo come esempio di collezione multimedia un archivio d’immagini di mobili antichi. Un’ontologia dei mobili antichi sarebbe molto utile nella ricerca di quest’archivio. Si potrebbero classificare i diversi tipi di mobili usando una tassonomia. Sarebbe anche utile se l’ontologia potesse esprimere conoscenza definizionale. Per esempio, se la persona che fa l’indice selezionasse il valore "Tardo Georgiano" per lo stile/periodo di, diciamo, un’antica cassapanca di cassetti, sarebbe possibile inferire che l’elemento data "date.created" dovrebbe avere un valore tra 1760 e 1811 A.D. e che l’elemento data "culture" sarebbe British. La disponibilità di questo tipo di conoscenza di fondo incrementa significativamente il supporto tanto per l’indicizzare quanto per la ricerca. Un’altra caratteristica che sarebbe utile è il supporto per la rappresentazione della conoscenza per default. Un esempio di questa conoscenza sarebbe che una "cassapanca di cassetti tardo georgiana", senz’altra informazione, si assume come fatta da mahogany. Questa conoscenza è cruciale per vere consulte semantiche, ad esempio una consulta d’utente per "mobili antichi di mahogany in magazzino" potrebbe accoppiarsi con immagini di cassapanche di cassetti tardo georgiane, sebbene non si dica niente sul tipo di legno nell’annotazione dell’immagine.

2.3 Management aziendale di siti web

Le aziende importanti di solito hanno numerosi pagine web relative ai comunicati stampa, offerte di prodotti e studi di caso, procedure aziendali, informazioni interne su prodotti, informi ufficiali e descrizioni di processi. Si possono usare ontologie per indicizzare questi documenti e fornire migliori mezzi di ricerca. Sebbene molti organizzazioni importanti abbiano una tassonomia per organizzare l’informazione, spesso è insufficiente. Una singola ontologia spesso sarebbe limitante perché le categorie costituenti sarebbero costrette a quelle che rappresentino una visione e una granularità del dominio; l’abilità di lavorare simultaneamente con molte ontologie aumenterebbe la ricchezza della descrizione. Inoltre, l’abilità di ricercare valori per parametri diversi è spesso più utile che una ricerca per parole chiave con tassonomie.

Un sito web che lavori con ontologie potrebbe essere usato da:

Un problema tipico di questo tipo d’utenti è che a volte non condividono la terminologia con gli autori del contenuto desiderato. Il venditore può non conoscere il nome tecnico della caratteristica desiderata o i tecnici di diversi campi potrebbero usare termini diversi per lo stesso concetto. Per risolvere questi problemi sarebbe utile che ogni classe d’utenti avesse una classe diversa d’ontologia di termini e che tutte le ontologie fossero collegate affinché le traduzioni se compiano automaticamente.

Un altro problema è quello di porre le consulte nel livello corretto d’astrazione. Un leader di progetto che cerchi qualcuno con esperienza in sistemi operativi dovrebbe essere capace di localizzare un impiegato esperto tanto in Unix quanto in Windows.

Un aspetto di un’organizzazione di molti servizi è che può avere un set di capacità molto ampio. Ma quando si inseguano contratti grossi queste capacità spesso devono essere radunate in nuove maniere. Frequentemente non ci sarà un singolo progetto previo ad accoppiare. La sfida è ragionare su come radunare modelli e documenti in nuove configurazioni, soddisfacendo una diversità di precondizioni.

2.4 Documentazione del progetto

Questo caso d’uso ha un utilizzo ampio nel campo della documentazione di pianificazione, come si usa nell’industria aerospaziale. Questa documentazione può essere di molti tipi, includendo documentazione del progetto, documentazione di fabbricazione e documentazioni di prova. Ognuno di questi set di documenti ha una struttura gerarchica, ma queste strutture differiscono tra loro secondo i diversi set. Vi è anche un set d’assi impliciti che collega obliquamente i set di documentazione; per esempio, nei documenti di disegno aerospaziali un item come lunghezza d’ali può apparire in ciascuno.

Le ontologie si possono usare per formare un modello d’informazione che permetta l’esplorazione dello spazio d’informazione con termini degli item rappresentati, associazione tra item, le proprietà degli item e i link con la documentazione che li descrive e definisce (ad esempio, la giustificazione esterna dell’esistenza degli item nel modello). Cioè, l’ontologia e la tassonomia non sono indipendenti degli item fisici che rappresentano, ma possono essere sviluppate/esplorate insieme.

Un esempio concreto di questo caso d’uso è la documentazione di progetto per il dominio aerospaziale, nella qualle gli utenti tipici includono:

Per il supporto di questo tipo d’uso è importante definire le limitazioni. Queste limitazioni possono essere usate per ampliare la ricerca o controllare la sua consistenza. Questo potrebbe essere un esempio di restrizione:

biplane(X) => CardinalityOf(wing(X)) = 2
wingspar(X) AND wing(Y) AND isComponentOf(X,Y) => length(X) < length(Y)

Un altro uso comune di questo tipo d’ontologia è il supporto della visualizzazione e edizione di diagrammi che mostrino istantanee dello spazio dell’informazione centrate su un concetto determinato (ad esempio, una classe). Questi sono tipicamente diagrammi attività/regole o diagrammi entità-rapporto.

2.5 Agenti e servizi

La Semantica Web può fornire agenti che abbiano la capacità di comprendere e integrare diverse risorse d’informazione. Un esempio specifico è quello di un pianificatore d’attività sociali, che può ricevere le preferenze di un utente (come il tipo di film che preferisce, che tipo di cibi mangia, ecc.) e usare quest’informazione per pianificare le attività dell’utente in una sera. Il compito di questa pianificazione dipenderà della ricchezza dell’ambiente di servizi offerti e i bisogni dell’utente. Durante il processo determinazione / congiunzione dei servizi, si possono anche consultare stimazioni e rassegne di servizi per trovare congiunzioni più vicine alle preferenze dell’utente (per esempio, consultare rassegne e stimazioni di film e restaurant per trovare il “migliore”).

Questo tipo d’agenti richiede ontologie di dominio che rappresentino i termini per restaurant, alberghi, ecc., e ontologie di servizi che rappresentino i termini usati nei servizi veri. Queste ontologie saranno capaci di catturare l’informazione necessaria per applicazioni che discrimino e bilancino le preferenze dell’utente. Quest’informazione può essere fornita da molte fonti, come portali, siti di servizi specifici, siti di prenotazione e il Web in generale.

Agentcities è un esempio di una iniziativa che esplora l’uso d’agenti in un ambiente di servizi distribuiti per l’Internet. Questo implica costruire una rete di piattaforme agenti che rappresentino città vere o virtuali, come San Francisco o la Bay Area, e popolarle con i servizi di queste città. Inizialmente, questi servizi saranno orientati verso business per servizi di consumatori, come alberghi, restaurant, divertimento, ecc., ma eventualmente, si espanderanno fino all’inclusione di servizi business come payroll e servizi d’impresa.

Per questo si richiede diversi domini e ontologie di servizi, tra i problemi chiavi vi sono:

2.6 Computer onnipresenti

Il computer onnipresente è un paradigma emergente nell’ambito del personal computer, caratterizzato dal cambiamento da meccanismi specificamente informatici a capacità informatiche incorporate negli ambienti d’ogni giorno. Sono caratteristiche del computer onnipresente i dispositivi informatici piccoli, manuali e wireless. I caratteri di questi dispositivi (essere molto diffuse e senza fili) richiedono architetture network per supportare configurazioni automatiche ad hoc. Una ragione addizionale per lo sviluppo di configurazioni automatiche è che questa tecnologia punta sui consumatori ordinari.

Una chiave tecnologica di una vera rete ad hoc è la scoperta di servizi, la funzionalità con la quale questi "servizi" (ad esempio, le funzioni offerte da numerosi dispositivi come telefoni cellulari, sensori, ecc.) si possano descrive, fare pubblicità ed essere scoperti da altri. Tutti gli attuali meccanismi di scoperta di servizi e descrizione di capacità (Sun's JINI, Microsoft's UPnP) si basano su schemi di rappresentazione ad hoc e si affidano fortemente alla standardizzazione (ad esempio, in un’identificazione a priori di tutte le cose che si vogliano comunicare o discutere).

Il tema chiave (e la meta) dei computer onnipresenti è "l’interoperabilità capace di fare felici scoperte", l’interoperabilità in condizioni "non coreografiche", per esempio: dispositivi che non siano stati necessariamente disegnati per lavorare insieme (costruiti da diversi fabbricanti, per fini diversi in tempi diversi) dovrebbero essere capaci di scoprire la funzionalità altrui e di trarre profitto di questo. È necessaria la capacità di "comprendere" altri dispositivi e di ragionare su i suoi servizi/funzionalità, giacché i futuri scenari di computer onnipresenti implicheranno decenne o centinaia di dispositivi, e standardizzare a priori gli scenari d’uso è un compito impossibile.

Gli scenari d’interoperazione sono per natura dinamici (ad esempio, i dispositivi appaiono o scompaiono in qualsiasi momento mentre i possessori li portano da una stanza all’altra o di un edificio ad altro) e gli umani non sono coinvolti nel cappio per quanto riguarda alla (re-) configurazione. I compiti coinvolti nell’utilizzazione di servizi sono scoperta, contrattazione e composizione. La contrattazione di servizi può implicare tanto la rappresentazione d’informazione di sicurezza, privacy e confidenza, quanto particolari relativi a compensazioni (vi potrebbe essere l’obbligazione di compensare al provveditore di un servizio per i servizi contraccambiati). In particolare, è una meta che le politiche di sicurezza delle aziende e organizzazioni si esprimano in moduli d’applicazione neutra permettendo così la rappresentazione delle restrizioni attraverso la diversità di meccanismi di rafforzamento (per esempio, firewalls, filters/scanners, traffic monitors, application-level routers e load-balancers).

Così, un linguaggio ontologico sarà usato per descrivere le caratteristiche dei dispositivi, i suoi mezzi d’accesso, le politiche stabilite dal proprietario per il suo uso e altre restrizioni tecniche e requisiti che riguardino l’incorporazione di un dispositivo in una rete di computer onnipresenti. Le necessità stabilite da DAML-S (particolarmente i temi riguardanti all’espressività del linguaggio) e dagli schemi basati in RDF per rappresentare informazione sulle caratteristiche di dispositivi (vale a dire, W3C's Composite Capability/Preference Profile (CC/PP) e WAP Forum's User Agent Profile o UAProf) riguardano direttamente a questo caso d’uso e l’infrastruttura di risorse che supporterà applicazioni che amministreranno e faranno la configurazione di reti ad hoc.

3 Scopi di disegno

Gli scopi di disegno descrivono motivazioni generali del linguaggio che non risultano necessariamente di un caso d’uso concreto. Insieme ai Casi d’uso, gli scopi di disegno motivano i Requirements e gli Obiettivi delle Sezioni 4 e 5. In questa sezione, descriviamo otto scopi di disegno per il linguaggio ontologico del web, in particolari quelli che riguardano:

Spieghiamo ogni scopo e descriviamo i compiti che supporta. Descriviamo anche il grado in cui gli Schemi RDF e RDF supportano lo scopo.

3.1 Ontologie condivise

Le ontologie devono essere disponibili pubblicamente e diverse fonti di dati devono essere capaci di applicarsi alla stessa ontologia per significati condivisi. Anche, le ontologie devono essere capaci di estendere altre ontologie per fornire definizioni addizionali.

Compiti Supportati:
Qualsiasi caso d’uso in cui le fonti di dati distribuiti usino terminologia condivisa.

Giustificazione:
L’interoperabilità richiede accordi su definizioni degli identificatori. Le ontologie possono fornire set standard d’identificatori e descrizioni formali di questi identificatori. Le fonti di dati che applichino la stessa ontologia sono esplicitamente d’accordo nell’uso degli stessi identificatori con gli stessi significati.

Le ontologie condivise spesso non sono sufficienti. Un’organizzazione può scoprire che un’ontologia già esistente fornisce il 90% delle sue necessità, ma il restante 10% è molto importante. In questi casi l’organizzazione non deve creare una nuova ontologia improvvisata; deve essere capace di creare un’ontologia che possa estendere un’ontologia già esistente e aggiungere qualsiasi identificatore o definizione desiderati.

Supporto RDF(S):
In RDF, ogni schema ha il suo namespace identificato da un URI. Ogni risorsa dello schema ha un ID, e si può creare un unico identificatore globale combinando l’ID con l’URI del namespace. Qualsiasi risorsa che usi questo URI fa riferimento al termine come si define in quello schema. Comunque, RDF non è chiaro nella definizione di un termine che ha definizioni parziali in molti schemi. La specificazione assume che la definizione è l’unione di tutte le descrizioni che usano lo stesso identificatore, nonostante la fonte. Comunque, questo può creare problemi in un ambiente distribuito in cui alcuni schemi possano contenere definizioni scorrette o false. Non è possibile in RDF che una risorsa possa indicare il set di definizioni con cui concorda.

3.2 Evoluzione dell’ontologia

Un’ontologia può cambiare, una fonte di dati deve specificare la versione dell’ontologia corrispondente.

Un tema importante è se i documenti che si riportano ad una versione di un’ontologia sono compatibili con quelli che riportano ad un’altra. Si devono permettere tanto le revisioni compatibili quanto quelle incompatibili, ma deve essere possibile la distinzione tra i due tipi. Siccome le descrizioni formali provvedono soltanto approssimazioni ai significati della maggioranza degli identificatori, è possibile che la revisione cambi il significato inteso di un identificatore senza cambiare la sua descrizione formale. Così, la determinazione di una semantica compatibile con versione previe richiede più di una semplice comparazione delle descrizione di termini. Perciò, l’autore dell’ontologia deve essere capace d’indicare questi cambiamenti esplicitamente.

Compiti Supportati:
Qualsiasi caso d’uso in cui l’ontologia potrebbe cambiare potenzialmente, particolarmente quelli in cui il possessore dell’ontologia è diverso dai fornitori di dati.

Giustificazione:
Il Web è in costante cambiamento e crescita, perciò dobbiamo aspettare che cambino anche le ontologie. Le ontologie possono avere bisogno di cambiare perché vi siano errori nelle versioni precedenti, perché si preferisce una nuova maniera di modellare il dominio o perché una nuova terminologia è stata creata (per l’invenzione di nuova tecnologia, ad esempio). Un linguaggio ontologico per il web deve essere capace d’accomodarsi alle revisioni ontologiche. L’evoluzione dell’ontologia è una cosa diversa della sua estensione, che non cambia l’ontologia originale.

Supporto RDF(S):
La Specificazione dello Schema RDF raccomanda che ogni versione dello schema deve essere una risorsa separata con il proprio URI. Le proprietà rdfs:subClassOf e rdfs:subPropertyOf si possono usare per riferire nuove versioni di classi e proprietà a versione più vecchie. Comunque, vi è il problema dell’impossibilità di ritrarre le definizioni sbagliate. Ad esempio, assumendo che in schema v1, v1:Dolphin è un rdfs:subClassOf v1:Fish. Quando avvertiamo lo sbaglio la nuova versione dello schema, v2,afferma che v2:Dolphin è un rdfs:subClassOf v2:Mammal. Comunque, se facciamo v2:Dolphin un rdfs:subClassOf v1:Dolphin, allora diciamo anche che v2:Dolphin è un rdfs:subClassOf v1:Fish, e questo perpetua l’errore.

3.3 Interoperabilità dell’ontologia

Le diverse ontologie possono modellare gli stessi concetti in diverse forme. Il linguaggio deve provvedere primitivi per riferire diverse rappresentazioni, permettendo così che i dati si convertano a diverse ontologie e facendo possibile un "web d’ontologie".

Compiti Supportati:
Qualsiasi caso d’uso in cui si devano integrare dati di diversi fornitori con diverse terminologie.

Giustificazione:
Sebbene la possibilità di condividere ontologie e l’estensibilità delle ontologie permette un certo grado d’interoperabilità tra organizzazioni diverse e domini, vi sono spesso casi in cui per modellare la stessa informazione vi sono molte maniere. Questo può accadere per differenze di prospettiva tra le organizzazioni, professioni diverse, nazionalità diverse, ecc. Affinché le macchine possano essere capaci d’integrare informazione che si riferisce ad ontologie eterogenee, devono esistere primitivi che permettano alle ontologie progettare concetti negli equivalenti d’altre ontologie.

Supporto RDF(S):
RDF provvede supporto minimo per l’interoperabilità attraverso le proprietà rdfs:subClassOf e rdfs:subPropertyOf.

3.4 Scoperta d’incoerenze

Le diverse ontologie o fonti di dati possono essere contraddittorie. Vi deve esistere la possibilità di scoprire queste incoerenze.

Compiti Supportati:
Qualsiasi caso d’uso in cui la decentralizzazione di dati e la mancanza d’autorità di controllo possano portare a conflitti tra i dati. Qualsiasi compito d’estensione d’ontologia può portare a descrizione incoerente (possibilmente estendendo un’ontologia in una forma che generi un concetto molto limitato).

Giustificazione:
Il Web è decentralizzato, permettendo a chiunque dire qualsiasi cosa. Per questo, diversi ponti di vista potrebbero essere contradditori, e anche si può fornire informazione falsa. Per evitare che gli agenti combinino dati incompatibili oppure che prendino dati coerenti e li trasformino in una dichiarazione incoerente, la scoperta automatica di queste incoerenze è molto importante.

Supporto RDF(S):
RDF e RDFS non permettono l’espressione d’incoerenze.

3.5 Bilancio tra espressività e selezione

Il linguaggio deve essere capace di esprimere un’ampia varietà di conoscenze, ma deve anche fornire mezzi efficienti di ragionare con queste conoscenze. Questi due requisiti sono tipicamente dispari, perciò lo scopo del linguaggio ontologico per il web è cercare un bilancio che supporti l’abilità di esprimere i più importanti tipi di conoscenze.

Compiti Supportati:
Qualsiasi caso d’uso che usi ontologie vaste o ampi set di dati e richieda la rappresentazione di conoscenze diverse.

Giustificazione:
Vi sono miliardi di pagine nel Web, e l’applicazione potenziale della Semantica Web per dispositivi incorporati e agenti aggiunge addirittura più vaste quantità d’informazione che deve essere maneggiata. Il linguaggio ontologico per il web deve supportare sistemi ragionevoli che possano selezionare bene. Comunque, il linguaggio deve essere anche tanto espressivo quanto sia possibile, affinché gli utenti possano asserire i tipi di conoscenze che siano importanti per le sue applicazioni.

L’espressività determina che cosa può essere detta in un linguaggio e determina il suo potere d’inferenza e quali capacità ragionevoli si possano aspettare in sistemi che l’implementino completamente. Un linguaggio espressivo contiene un ricco set di primitivi che permette formalizzare un’ampia varietà di conoscenze. Un linguaggio poco espressivo fornirà troppo poche opportunità di ragionare che siano utili e può non provvedere nessuna contribuzione ai linguaggi esistenti.

Supporto RDF(S):
RDF è molto selettivo (con l’eccezione della sintassi XML, molto verbosa) ma non è molto espressivo.

3.6 Facilità d’uso

Il linguaggio deve fornire una barriera bassa a chi voglia imparare e avere concetti e significati chiari. I concetti dovrebbero essere indipendenti della sintassi.

Compiti Supportati:
La marcatura e la consulta di documenti di semantica web per gli utenti, direttamente o indirettamente.

Giustificazione:
Sebbene idealmente molti utenti saranno isolati dal linguaggio per strumenti front end, la filosofia basica del linguaggio deve essere naturale e facile d’imparare. Inoltre, chi l’adotti presto, gli sviluppatori di strumenti e gli utenti d’importanza possono lavorare direttamente con la sintassi, essendo desiderabile una sintassi che possa essere letta (e scritta) da umani.

Supporto RDF(S):
RDF è abbastanza facile d’usare, ma lo Schema RDF è più complesso. La sintassi sembra di essere un ostacolo per molti utenti.

3.7 Compatibilità con altri standard

Il linguaggio dovrebbe essere compatibile con altri standard Web e industriali usati comunemente. Questo include XML e standard correlati (come lo Schema XML e RDF), e possibilmente altri standard modelli come UML.

Compiti Supportati:
Scambio d’ontologie e dati in un formato standard.

Giustificazione:
La compatibilità con altri standard facilita lo sviluppo di strumenti e lo spiegamento del linguaggio.

Supporto RDF(S):
RDF ha una sintassi di serializzazione XML [RDF Syntax].

3.8 Internazionalizzazione

Il linguaggio dovrebbe supportare lo sviluppo d’ontologie plurilingue, e potenzialmente fornire diversi vedute delle ontologie che siano appropriate per culture diverse.

Compiti Supportati:
I compiti in cui la stessa ontologia sia usata in molti paesi o culture.

Giustificazione:
Il Web è uno strumento internazionale. La Semantica Web deve giovare allo scambio d’idee e informazione tra culture diverse, e deve facilitare l’uso delle stesse ontologie a membri di diverse nazioni.

Supporto RDF(S):
RDF ha lo stesso grado d’internazionalizzazione di XML.

4 Requisiti

I casi d’uso e gli scopi del progetto motivano una serie di requisiti per il linguaggio ontologico del web. È il parere attuale del Working Group che i requisiti descritti sotto sono esenziali per il linguaggio. Ogni requisito include una breve descrizione e ha come causa uno o più scopi del progetto della sezione precedente.

R1. Ontologie come risorse distinte

Le ontologie devono essere risorse che abbiano il proprio identificatore unico, come una referenza URI.

Motivazione: Ontologie condivise

R2. Concetto non-ambiguo con referenza URI

Due concetti in diverse ontologie devono avere identificatori assoluti diversi (sebbene possano avere identici identificatori relativi). Deve essere possibile identificare unicamente un concetto in un’ontologia usando una referenza URI.

Motivazione: Ontologie condivise, Interoperabilità dell’ontologia

R3. Estensione esplicita dell’ontologia

Le ontologie devono essere capace di estendere esplicitamente altre ontologie per riusare concetti mentre aggiungono nuove classi e proprietà. L’estensione dell’ontologia deve essere un rapporto transitivo, se un’ontologia A estende un’ontologia B, e l’ontologia B estende l’ontologia C, allora l’ontologia A implicitamente estende anche l’ontologia C.

Motivazione: Ontologie condivise

R4. Referenza a ontologie

Le risorse devono essere capaci di riferirsi esplicitamente a ontologie specifiche, indicando precisamente il set di definizioni che usano e le assunzioni fatte.

Motivazione: Ontologie condivise

R5. Metadata dell’ontologia

Deve essere possibile fornire meta-data per ogni ontologia, come autore, data di pubblicazione, ecc. Queste proprietà si possono (o no) mutuare del set d’elementi del Dublin Core.

Motivazione: Ontologie condivise

R6. Informazione sulla versione

Il linguaggio deve provvedere le caratteristiche per comparare e relazionare le diverse versioni della stessa ontologia, includendo caratteristiche per relazionare revisioni con versioni anteriori, dichiarazioni esplicite di compatibilità con versioni anteriori e l’abilità di disapprovare identificatori (ad esempio, dichiarare che sono disponibili soltanto per compatibilità con versioni anteriori e non devono usarsi per nuove applicazioni o documenti).

Motivazione: Evoluzione dell’ontologia

R7. Definizione di classi primitive

Il linguaggio deve poter esprimere definizioni complesse di classi, includendo, per esempio, subclassi e combinazioni boolean di espressioni di classe (ad esempio, intersezione, unione e complemento).

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione, Interoperabilità dell’ontologia, Scoperta d’incoerenze

R8. Definizione di proprietà primitive

Il linguaggio deve essere capace di esprimere le definizioni delle proprietà, includendo, per esempio, sub proprietà, limitazioni di dominio e serie, transitività e proprietà inverse.

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione, Interoperabilità dell’ontologia, Scoperta d’incoerenze

R9. Data types

Il linguaggio deve fornire un set di data type standard. Questi data type si possono basare su data type Schema XML [XML-SCHEMA2].

Motivazione: Compatibilità con altri standard, Facilità d’uso

R10. Equivalenza di classe e proprietà

Il linguaggio deve includere le caratteristiche che permettano affermare che due classi o proprietà sono equivalenti.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

R11. Equivalenza individuale

Il linguaggio deve includere le caratteristiche che permettano affermare che le coppie d’identificatori rappresentano lo stesso individuo (coerentemente con la terminologia usata in altri documenti OWL, un individuo è qualsiasi esempio di una classe OWL, non è necessariamente una persona). Due identificatori diversi, per la natura distribuita del Web, probabilmente saranno assegnati allo stesso individuo. L’uso di un URL standard non risolve questo problema, perché alcuni individui possono avere molteplici URL, come una persona che ha pagine web o poste elettroniche diverse per il lavoro e per la casa.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

R12. Legare informazione a dichiarazioni

Il linguaggio deve provvedere una maniera d’ “etichettare” le dichiarazioni con informazione addizionale come fonte, timestamp, livello di confidenza, ecc. Il linguaggio non deve provvedere un set standard di proprietà che si possano usare così, ma invece deve fornire un meccanismo generale affinché gli utenti possano legare quest’informazione. La reificazione RDF é una possibile maniera di portare a termine questo requisito, anche se la reificazione è una funzione un po’ controversa.

Motivazione: Ontologie condivise, Interoperabilità dell’ontologia

R13. Classi come esempi

Il linguaggio deve supportare l’abilità di trattare le classi come esempi, perché lo stesso concetto frequentemente può essere veduto come una classe o come un individuo seconda la prospettiva dell’utente. Ad esempio, in un’ontologia biologica, la classe Orangutan può avere animali individuali come esempi. Comunque, la classe Orangutan può essere in se stessa un esempio della classe Specie. Si prenda nota che Orangutan non è una subclasse di Specie, perché sarebbe come affermare che ogni esempio di Orangutan (un animale) è un esempio di Specie.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

R14. Limitazioni di cardinalità

Il linguaggio deve supportare la specificazione delle limitazioni di cardinalità delle proprietà. Queste restrizioni determinano il numero minimo e il numero massimo d’individui con cui ogni singolo individuo possa essere correlato attraverso la proprietà specificata.

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione, Scoperta d’incoerenze

R15. Sintassi XML

Il linguaggio dovrebbe avere una sintassi di serializzazione XML. L’industria ha accettato ampliamente il XML e si sono sviluppati numerosi strumenti di processamento XML. Se il linguaggio ontologico del web ha una sintassi XML, questi strumenti potrebbero essere estensi e riusati.

Motivazione: Compatibilità con altri standard

R16. Etichette User-displayable

Il linguaggio dovrebbe supportare la specificazione di molte etichette user-displayable alternative per le risorse specificate dall’ontologia. Si potrebbero usare, per esempio, per vedere l’ontologia in diversi linguaggi naturali.

Motivation: Internazionalizzazione, Facilità d’uso

R17. Supportare un modello di carattere

Il linguaggio dovrebbe supportare l’uso di set di caratteri plurilingue.

Motivazione: Internazionalizzazione, Compatibilità con altri standard

R18. Supportare l’unicità di sequenze Unicode

In alcune codificazioni di caratteri, per esempio codificazioni basate su Unicode, vi sono casi in cui due sequenze diverse di caratteri sembrano uguali e la maggioranza degli utenti aspetta che siano uguali. Un esempio: una che usi una forma precomposta (come un carattere c-cediglia) e altra che usi una forma scomposta (un carattere 'c' seguito di un carattere accento cediglia). Siccome la W3C I18N WG ha deciso quest’ultima normalizzazione uniforme (a Unicode Normal Form C) come l’approccio usuale per risolvere questo problema, qualsiasi altra soluzione dovrebbe essere giustificata.

Motivazione: Internazionalizzazione, Compatibilità con altri standard

5 Obiettivi

Insieme al set di caratteristiche che dovrebbe avere il linguaggio (come sono state definite nella sezione previa), vi sono altre caratteristiche che potrebbero essere utili in molti casi d’uso. Il working group potrebbe esaminare queste caratteristiche se fosse possibile, ma il group può decidere che vi sono buone ragioni per escluderle dal linguaggio o per lasciarle per una posteriore implementazione da parte di un working group posteriore. Alcuni di questi obiettivi non sono pienamente definiti, e perciò bisognano una posteriore chiarificazione se il linguaggio s’indirizzasse in questa direzione. L’ordine degli obiettivi che s’enunciano sotto non implica priorità relativa o grado di consenso.

O1. Margotta delle caratteristiche del linguaggio

Il linguaggio può supportare diversi livelli di complessità per definire ontologie. Le applicazioni possono essere conformi ad un particolare strato senza supportare l’intero linguaggio. Una linea guida per identificare strati può basarsi sulla funzionalità che si trova in diversi tipi di database e sistema di conoscenza base.

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione

O2. Valori per default delle proprietà

Il linguaggio dovrebbe supportare la specificazione dei valori per default delle proprietà. Questi valori potrebbero essere usati per fare inferenze su membri tipici delle classi. Comunque, i veri valori per default (come quelli usati in ragionamenti d’eredità frustrabili) non sono monotonici, e questo può essere problematico nel Web, nel quale costantemente si scopre o si aggiunge nuova informazione. Inoltre, non vi è un metodo comunemente accettato di trattare con default. Un’alternativa è che la specificazione del linguaggio raccomandi agli utenti su come creare i propri meccanismi di default.

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione

O3. Abilità di creare mondi chiusi

Per la dimensione e la velocità del cambio nel Web, le assunzioni di mondi chiusi (che stipulano che qualsiasi cosa che non possa essere inferita è assunta come falsa) non è appropriata. In ogni modo, vi sono molti situazioni nelle quali l’informazione “mondo-chiuso” sarebbe utile. Dunque, il linguaggio deve essere capace di dichiarare che un’ontologia data deve essere considerata come completa. Con questo si potrebbero tracciare inferenze addizionali a quell’ontologia. La semantica precisa d’una tale dichiarazione (e il corrispondente set d’inferenze) aspetta la sua definizione, ma gli esempi potrebbero includere l’assunzione d’informazione completa di proprietà su individui, assumendo la completezza dell’appartenenza ad una classe e l’esauribilità delle subclassi.

Motivazione: Ontologie condivise, Scoperta d’incoerenze

O4. Serie di restrizioni in data type

Il linguaggio dovrebbe supportare l’abilità di specificare serie di valori per le proprietà. Questo meccanismo si potrebbe prendere in prestito dai data type dello Schema XML [XML-SCHEMA2].

Motivazione: Scoperta d’incoerenze

O5. Proprietà incatenate

Il linguaggio può supportare la composizione delle proprietà in dichiarazioni su classi e proprietà. Un esempio di composizione di proprietà sarebbe l’asserzione: una proprietà chiamata uncleOf è uguale alla composizione delle proprietà fatherOf e brotherOf.

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione

O6. Procedura per decisioni effettive

Il linguaggio deve essere capace di prendere decisioni.

Motivazione: Bilancio tra espressività e selezione

O7. Referenza a parti delle ontologie

Il linguaggio deve supporterà l’abilità di riferirsi a parti di un’ontologia, e riferirsi anche ad un’intera ontologia. Comunque, non è chiaro il grado di granularità che deva usarsi per questo. Le possibili scelte sono un subset di concetti con le intere definizioni oppure pezzi individuali di definizioni. Se si prende in prestito definizioni parziali di concetti si deve esaminare i potenziali problemi d’interoperabilità che possano risultare dell’uso di diverse applicazioni con lo stesso identificatore per significare cose diverse.

Motivazione: Ontologie condivise

O8. Meccanismi di vista

Il linguaggio dovrebbe supportare l’abilità di creare ontologie di viste, nelle quali i subset di un’ontologia si possano specificare o si possano assegnare nomi alternati ai concetti. Questo è particolarmente utile nello sviluppo di versioni multiculturali di un’ontologia. Questo requisito può compiersi se vi sono molte ontologie e si usa un meccanismo di formazioni di mappe in un’ontologia.

Motivazione: Internazionalizzazione, Interoperabilità dell’ontologia

O9. Integrazione di firme digitali

La specificazione W3C su Firma Digitale XML è un importante elemento per la comunicazione tra proprietà non affidabili, e ciò è importante per molte applicazioni ontologiche. Il linguaggio ontologico del web dovrebbe disegnarsi per essere compatibile con l’uso di Firme XML.

Motivazione: Compatibilità con altri standard

O10. Primitivi aritmetici

Il linguaggio dovrebbe supportare l’uso di funzioni aritmetiche. Questo si può usare per traduzioni tra diverse unità di misura.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

O11. Manipolazione di sequenze

Il linguaggio dovrebbe supportare concatenazioni di sequenze e l’accoppiare di modelli semplici. Queste caratteristiche si potrebbero usare per stabilire interoperabilità tra ontologie che trattino informazione complessa come una sequenza configurata e quelle che abbiano proprietà separate per ogni componente. Per esempio, un’ontologia può rappresentare un indirizzo e-mail come una sequenza semplice mentre altra può dividerla in una sequenza per nomi dell’utente e altra per il nome del server. Per integrare le due ontologie, si dovrebbe specificare che la concatenazione del nome dell’utente, il carattere '@', e il nome del server sono equivalenti al valore semplice usato nella prima ontologi.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

O12. Aggregazione e raggruppamento

Il linguaggio dovrebbe supportare l’abilità di aggregare informazione in una maniera simile a quella della clausola SQL's GROUP BY. Dovrebbe permettere calcoli, addizioni e altre operazioni a calcolarsi per ogni gruppo. Questo permetterebbe anche l’interoperabilità tra ontologie che rappresentino informazione a diversi livelli di granularità, e potrebbe riferire cose come i totali di ogni categoria di un preventivo agli importi dell’item linea di preventivo, o il numero d’impiegati ai dati individuali degli impiegati.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

O13. Procedure di connessione

Il linguaggio dovrebbe supportare l’uso di codici eseguibili per valutare criteri complessi. Le procedure di connessione estendono molto l’espressività del linguaggio, ma non s’accomodano bene alla semantica formale. Un meccanismo di procedura di connessione per le ontologie web dovrebbe specificare come localizzare ed eseguire la procedura. Un linguaggio che potrebbe essere il candidato potenziale sarebbe Java, che è già adatto a intra-platform sharing nella Web.

Motivazione: Interoperabilità dell’ontologia

O14. Assunzioni di nomi locali unici

In generale, il linguaggio non farà un’assunzione di nomi unici. Cioè, i diversi identificatori non si presumono come facendo referenza a diversi individui (si veda il Requisito R11). In ogni modo, vi sono molte applicazione nelle quali l’assunzione di nomi unici sarebbe utile. Gli utenti dovrebbero avere l’opzione di specificare che tutti i nomi in un singolo namespace o documento si riferiscono a individui diversi.

Motivazione: Scoperta d’incoerenze

O15. Data type complessi

Il linguaggio dovrebbe supportare la definizione e l’uso di data type complessi/ strutturati, per specificare date, coppie coordinate, indirizzi, ecc.

Motivazione: Compatibilità con altri standard, Facilità d’uso


Riferimenti

[DWM]
Industrial Strength Ontology Management, Aseem Das, Wei Wu, e Deborah L. McGuinness. In Isabel Cruz, Stefan Decker, Jerome Euzenat, e Deborah L. McGuinness, curatori. The Emerging Semantic Web. IOS Press, 2002. http://www.ksl.stanford.edu/people/dlm/papers/ontologyBuilderVerticalNet-abstract.html
[Hef]
Towards the Semantic Web: Knowledge Representation in a Dynamic, Distributed Environment, Jeff Heflin. Ph.D. Thesis, University of Maryland, College Park. 2001. http://www.cse.lehigh.edu/~heflin/pubs/#heflin-thesis
[RDF Concepts]
Resource Description Framework (RDF): Concepts and Abstract Syntax, Graham Klyne e Jeremy J. Carroll, Curatori, W3C Recommendation, 10 Febbraio 2004, http://www.w3.org/TR/2004/REC-rdf-concepts-20040210/ . Ultima versione disponibile presso http://www.w3.org/TR/rdf-concepts/ .
[RDF Syntax]
RDF/XML Syntax Specification (Revised), Dave Beckett, Curatore, W3C Recommendation, 10 Febbraio 2004, http://www.w3.org/TR/2004/REC-rdf-syntax-grammar-20040210/ . Ultima versione disponibile presso http://www.w3.org/TR/rdf-syntax-grammar/ .
[RDF Vocabulary]
RDF Vocabulary Description Language 1.0: RDF Schema, Dan Brickley and R. V. Guha, Curatori, W3C Recommendation, 10 Febbraio 2004, http://www.w3.org/TR/2004/REC-rdf-schema-20040210/ . Ultima versione disponibile presso http://www.w3.org/TR/rdf-schema/ .
[XML]
Extensible Markup Language (XML) 1.0 (Second Edition), Tim Bray, Jean Paoli, C. M. Sperberg-McQueen, Eve Maler, Curatori, W3C Recommendation, 6 Ottobre 2000, http://www.w3.org/TR/2000/REC-xml-20001006. Ultima versione disponibile presso http://www.w3.org/TR/REC-xml .
[XML-SCHEMA2]
XML Schema Part 2: Datatypes, Paul V. Biron e Ashok Malhotra, Curatori, W3C Recommendation, 2 Maggio 2001. http://www.w3.org/TR/2001/REC-xmlschema-2-20010502/ . Ultima versione disponibile presso http://www.w3.org/TR/xmlschema-2/ .

Appendix A: Change Log

I cambiamenti effettuati fin dalla Raccomandazione Proposta sono elencati in ordine cronologico inverso.

Riconoscimenti

Raphael Volz e Jonathan Dale hanno effettuato contributi autoriali significativi a questo documento, e insieme all’attuale curatore, sono stati curatori dei progetti iniziali di lavoro. Lo sforzo iniziale per identificare gli scopi del progetto e i requisiti è stato co-diretto tra il curatore e Deborah McGuinness. Il Dr. McGuiness [DWM] ha contribuito direttamente con alcuni dei requisiti, sulla base di un decennio di lavoro nella costruzione di sistemi basati in ontologie. Altri requisiti sono stati identificati come parte della tesi di laurea del curatore, che consisteva in costruire un prototipo di sistema di Semantica Web [Hef]. Un progetto della sezione Management Aziendale di Siti Web è stato scritto da Michael Smith.

Il contenuto di questo documento è il risultato di larghe discussioni fra tutti i partecipanti del Web Ontology Working Group . Alcuni partecipanti furono: Yasser alSafadi, Jean-François Baget, James Barnette, Sean Bechhofer, Jonathan Borden, Stephen Buswell, Jeremy Carroll, Dan Connolly, Peter Crowther, Jonathan Dale, Jos De Roo, David De Roure, Mike Dean, Larry Eshelman, Jérôme Euzenat, Tim Finin, Nicholas Gibbins, Sandro Hawke, Patrick Hayes, Jeff Heflin, Ziv Hellman, James Hendler, Bernard Horan, Masahiro Hori, Ian Horrocks, Jane Hunter, Ruediger Klein, Natasha Kravtsova, Ora Lassila, Deborah McGuinness, Enrico Motta, Leo Obrst, Mehrdad Omidvari, Martin Pike, Marwan Sabbouh, Guus Schreiber, Noboru Shimizu, Michael K. Smith, John Stanton, Lynn Andrea Stein, Herman ter Horst, David Trastour, Frank van Harmelen, Bernard Vatant, Raphael Volz, Evan Wallace, Christopher Welty, Charles White, Frederik Brysse, Francesco Iannuzzelli, Massimo Marchiori, Michael Sintek e John Yanosy.

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